Stefano Campanella

Giornalista e scrittore

                               

Direttore Tele Radio Padre Pio 
e Padre Pio TV, San Giovanni Rotondo

Gaetano Mastrorilli


Non ho conosciuto personalmente padre Carmelo da Sessano, di cui ho sentito parlare per la
prima volta il 5 gennaio 2000. All’epoca lavoravo a Telenorba. Ero il responsabile della
redazione romana ed ero anche il vaticanista dell’emittente. In quei giorni ero in ferie. Mi
telefonarono dalla redaione centrale perché l’Ansa aveva battuto la notizia della morte del
«superiore di Padre Pio». Io mi trovavo nella mia automobile e, guarda “caso”, ero diretto alla
Curia Provinciale dei Cappuccini di Foggia. Il giorno prima, infatti, avevo ricevuto una
chiamata dal loro legale rappresentante, fr. Gerardo Saldutto. Lo avevo conosciuto, insieme al
segretario provinciale, fr. Francesco Colacelli (oggi ministro provinciale), nei loro viaggi
romani per preparare la beatificazione di padre Pio. Il colloquio con fr. Gerardo fu brevissimo.
«Dove sei?», mi chiese. «Nel mio paese, a Putignano», risposi. «Appena puoi, vieni a Foggia»,
aggiunse. «Per quale motivo?», domandai. «Vieni a Foggia!», ribadì con tono che non ammette
repliche. E chiuse la telefonata.
Per questo il giorno in cui morì padre Carmelo ero nel posto più indicato per raccogliere
notizie su di lui, che mi servirono a scrivere e dettare il testo del servizio. Subito dopo, chiesi a
fr. Gerardo il motivo della sua convocazione e di tanto mistero. Non mi rispose. Mi porse solo
un foglio di carta in cui c’era scritto: «Il sig. Campanella Stefano è assunto dalla Provincia
religiosa dei Frati Minori Cappuccini di Sant’Angelo – Foggia». E sotto c’era la sua firma. «Che
significa?», chiesi. A quel punto mi spiegò che, al di là della forma un po’ scherzosa, diciamo
nello stile cappuccino, con cui aveva cercato di farmelo capire, c’era una reale intenzione dei
frati a chiedermi di lavorare per loro. Mi avevano visto lavorare a Roma, mentre li inseguivo
come un segugio per avere in anteprima le notizie sulle modalità per partecipare alla
celebrazione di beatificaizone di padre Pio. Poi mi avevano chiesto “in prestito” a Telenorba
per quindici giorni, a settembre 1999, per realizzare delle trasmissioni alla loro “Radio Tau –
La voce di Padre Pio”, in concomitanza con la prima festa liturgica del nuovo Beato. Ora, però,
volevano affidarmi la gestione dell’ufficio stampa e, nei ritagli di tempo, il potenziamento
dell’emittente radiofonica. Chiesi solo due cose: un po’ di tempo per riflettere e per parlarne
con la mia fidanzata, con cui era programmato il matrimonio meno di quattro mesi dopo e, nel
caso avessi accettato, di mantenere lo stesso contratto giornalistico che avevo con Telenorba.
Superato ogni ostacolo, compreso il mio imbarazzo nel dover dire all’ingegner Montrone e a
Enzo Magistà che, dopo undici anni di fedeltà all’azienda, me ne sarei andato, accettai la
proposta dei frati. Per me, che avevo cominciato per gioco a fare il mio mestiere in una radio
cattolica della mia Putignano (si chiamava Radio Orizzonte Nuovo), era un richiamo a cui “il
cuore” non se la sentiva di rispondere con un rifiuto. Mi sembrava la chiusura di un percorso
circolare, che partiva dall’impegno volontario di annunciatore della Parola attraverso una
piccola radio di paese e che, passando attraverso l’esperienza professionalizzante a
Telenorba, mi riportava a svolgere una missione di evangelizzazione, mettendomi al servizio
di Santo che ha reso la sua vita un’immagine speculare dell’amore di Cristo.
Oggi, a distanza di 12 anni, le pagine di questo libro, che raccontano la nascita e l’evoluzione
del rapporto tra Gaetano Mastrorilli e padre Pio, mi fanno rileggere quei lontani eventi con
occhi diversi. Fu proprio padre Carmelo da Sessano a chiedere al fotografo barese di
realizzare una serie di reportage, fotografici e cinematografici, sul suo venerato Confratello.
Conoscendo la naturale umiltà del Cappuccino di Pietrelcina e la conseguente ritrosia verso
ogni forma di esibizione, possiamo star certi che non abbia gradito molto la presenza in chiesa
e in convento di macchine fotografiche e cineprese. Ma padre Carmelo era il superiore e padre
Pio non è mai venuto meno a nessuno dei voti, compreso quello di obbedienza. Ecco perché,
ogni tanto, non mancava di evidenziare, in maniera più o meno scherzosa, il suo disappunto.
Non si può, però, escludere che la sua docilità dinanzi agli obiettivi sia stata motivata anche
dalla consapevolezza che quegli scatti e quelle riprese, nella futura (all’epoca) era delle
immagini (nella quale ancor’oggi siamo immersi) avrebbe potuto rappresentare un potente
richiamo a quel messaggio evangelico che egli ha diffuso per tutta la vita con i suoi scritti e
con il suo comportamento.
Certamente dobbiamo dare a padre Carmelo tre meriti: quello di aver voluto bene a padre Pio;
di aver creduto sempre e fermamente alla sua santità e di aver intuito, con qualche anno di
anticipo rispetto al decreto conciliare Inter mirifica, la necessità che «tutti i figli della Chiesa si
adoperino, in cordiale unità di intenti, affinché senza indugio e con ogni impegno gli strumenti
di comunicazione sociale, secondo che le circostanze lo richiederanno, vengano usati nelle
varie forme di apostolato» (Im, 13).
Per questo non posso fare a meno di cogliere la singolare coincidenza tra la morte del
Guardiano del convento di San Giovanni Rotondo e la mia chiamata a un servizio che mi
avrebbe portato a utilizzare le foto di Mastrorilli per i miei articoli su Voce di Padre Pio e le
riprese cinematografiche per parlare del Santo nei programmi di Padre Pio Tv (l’emittente
nazionale nata dopo Tele Radio Padre Pio), sebbene anche in me sia sorta più volta la stessa
intima domanda che tormentava il fotografo barese: «Perché proprio io?»
Non essendo in grado di dare una risposta alla mia domanda, provo a darla alla sua. Il Signore
ha scelto Gaetano Mastrorilli perché era un uomo di fede. Perché sapeva che non si sarebbe
limitato a esercitare la sua arte per essere «il fotografo di Padre Pio», ma avrebbe aperto il suo
spirito agli insegnamenti del Santo per diventare «un suo apostolo», come ha scritto la figlia
Patrizia. Quell’uomo che, con grande devozione, ha sempre voluto partecipare alla
processione della Pietà nella natia Ruvo di Puglia, anche quando la professione lo ha
proiettato tra le stelle del firmamento cinematografico e televisivo, non poteva e non ha
voluto «lucrare su un Santo». Ecco perché, quando ricevette l’incarico di padre Carmelo, nella
contrattazione «specificò che gli venissero rimborsate per i suoi servizi solo le spese vive». E
questa disposizione d’animo non poteva sfuggire a chi ha avuto il carisma della scrutazione
dei cuori.
Infine credo che fotografo barese sia stato chiamato a San Giovanni Rotondo da un disegno
della Provvidenza perché, nonostante i successi della sua arte, si è mantenuto sempre umile. A
tal punto che molte delle sue foto e delle sue immagini sono diventate di uso comune senza se
ne conosca l’autore. Ma questa, che è una perdita agli occhi degli uomini, diventa un grande
tesoro agli occhi di Dio, dinanzi ai quali certamente padre Pio lo avrà già condotto.
Per tutte queste ragioni sono lieto di aver potuto aggiungere qualche mia povera riflessione
alla presente pubblicazione e sono orgoglioso di essere conterraneo di Gaetano Mastrorilli.
Stefano Campanella
direttore responsabile di
Tele Radio Padre Pio
e Padre Pio Tv

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