Stefano Campanella

Giornalista e scrittore

                               

Direttore Tele Radio Padre Pio 
e Padre Pio TV, San Giovanni Rotondo

Il Relatore di Padre Pio


È morto padre Cristoforo Bove, uno degli ultimi protagonisti
del processo di beatificazione e canonizzazione del Cappuccino di Pietrelcina

di Stefano Campanella

«Buongiorno, Stefano. Come stai?». Mi rispondeva così, il 30 settembre, padre Cristoforo Bove dal
suo ufficio della Congregazione delle Cause dei Santi. Sapevo che aveva ripreso il lavoro dopo
cinque mesi di assenza per malattia. Sapevo che gli era stata amputata una gamba. Ma è stato lui,
subito, a chiedere a me: «Come stai?». Delicatezza della nobiltà d’animo! Una delicatezza che mi
ha spiazzato. Tant’è che ho risposto: «Io bene. Tu, come stai? Ho saputo che hai avuto dei
problemi…». Così mi ha raccontato brevemente del suo Calvario, dell’infezione che lo aveva
costretto a subire la mutilazione e ha aggiunto: «Sono sereno. Ho offerto la mia sofferenza al
Signore. Spero, entro Natale, di impiantare una protesi e di poter tornare a una vita normale». La
mattina del 4 ottobre, da un comune amico, mi è giunta la triste notizia della sua improvvisa morte.
Quello che mi ha detto, ma soprattutto il tono di voce con cui ha pronunciato quelle parole, oggi mi
tornano in mente e le rileggo sotto una nuova luce, come quel raggio di sole che irrompeva da una
finestra della Basilica di San Pietro e illuminava proprio l’altare della cattedra, dove il 5 ottobre
mons. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha presieduto i solenni
funerali. Padre Cristoforo non è stato solo lo studioso di Padre Pio, non si è occupato di lui solo
sotto l’aspetto storico e dottrinale per svolgere il suo compito di relatore al processo di
beatificazione e canonizzazione. Padre Pio gli era entrato dentro, tanto da permettergli di affrontare
la malattia, di accettare l’amputazione di una gamba e di guardare al futuro con quella serenità e
con la generosa disponibilità ad accettare la sofferenza che possono scaturire solo da una fede
robusta e matura. Non a caso l’omelia di mons. Amato, pronunciata dinanzi al feretro, si è conclusa
con due “beatitudini”: «Padre Cristoforo, beato te, a cui la vita non ha risparmiato infermità e
malattie, soprattutto negli ultimi anni e in particolare negli ultimi mesi, da aprile ad agosto, da te
praticamente vissuti in una stanza d’ospedale. Beato te, che tutto hai sostenuto e sopportato con
pace e serenità interiore […] Secondo la promessa del tuo serafico Padre, riceverai dall’Altissimo la
corona di vittoria e della vita eterna». E il riferimento finale a san Francesco non era semplicemente
dovuto al fatto che il defunto era un frate minore conventuale. Il prefetto della Congregazione delle
Cause dei Santi ha, infatti, evidenziato una significativa serie di coincidenze: «La data del 4 ottobre,
giorno della festa del suo e nostro serafico Padre, ricorre spesso nella sua vita. Il 4 ottobre 1966, con
l’emissione della professione, egli ha intimamente legato se stesso alla sequela di Francesco
d’Assisi e all’impegno di conformare la sua vita a quella del Poverello. Il 4 ottobre 1976 ha ricevuto
l’ordinazione sacerdotale, assumendo la missione di conformarsi a Cristo vittima e sacerdote e di
portare il suo nome e il suo messaggio al mondo intero. Ieri, 4 ottobre 2010, ha cantato con san
Francesco l’ultima strofa del “Cantico delle Creature”, lodando Dio “per sora nostra morte
corporale”».
Terminata la solenne Messa funebre nella Basilica Vaticana, concelebrata da altri quattro vescovi e
da un centinaio di sacerdoti, alla quale ha assistito anche il prefetto emerito della Congregazione, il
card. Josè Saraiva Martins, la bara è stata trasferita a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, dove
padre Cristoforo è nato il 21 luglio 1948. Qui, la mattina del 6 ottobre, è stato tumulato nel locale
cimitero dopo un’altra solenne concelebrazione nella chiesa di Sant’Antonio, presieduta da mons.
Francesco Nolè, anch’egli frate minore conventuale, suo compagno di studi e attuale vescovo di
Tursi – Lagonegro.
Alla Congregazione delle Cause dei Santi padre Cristoforo ha lasciato il ricordo di un infaticabile
lavoratore, colto e umile. Ai devoti di Padre Pio un’eredità immateriale, di incalcolabile valore: i
suoi studi approfonditi sul Frate di Pietrelcina, confluiti nella positio del processo di beatificazione
e canonizzazione e proseguiti anche successivamente. L’ultimo si è concretizzato nella relazione
presentata al Convegno su “La stimmatizzazione somatica, fenomenologia e spiritualità”, svoltosi a
San Giovanni Rotondo nel settembre 2009. «Il fenomeno della stimmatizzazione somatica – disse
in quella circostanza – rappresenta solo un epifonemo della vita mistica e non già un fatto mistico in
se stesso […] Lo straordinario fenomenico non è essenziale alla vita mistica, esso è solo marginale,
perciò è un epifonemo!». Un’affermazione che, pur ridimensionando l’importanza delle piaghe che
tanto hanno contribuito alla fama di santità di Padre Pio, in effetti aiuta a comprenderle «come un
involontario coinvolgimento del corpo» nel «tentativo di esprimere l’inesprimibile», poiché
«l’esperienza mistica è una conoscenza chiara soggettivamente, ma difficile ad esprimersi: chiara
riguardo al suo oggetto e al suo contenuto, esprimibile in modo parziale e incompleta, in quanto la
mediazione linguistica è troppo limitata e limitativa nel coinvolgimento di tutte le stratigrafie
emotive-affettive». Logica conseguenza di queste premesse è che «medicina, psicologia e
psichiatria, con le coordinate delle scienze empiriche, non sono sufficienti, e non devono
pretenderlo, per leggere l’intera verità della vita mistica nei suoi risvolti esistenziali e nelle sue
eruzioni fenomenologiche»; queste discipline possono, infatti, solo produrre «diagnosi
frammentarie, perché anche il fenomeno straordinario, superficialmente letto, può coincidere o
convergere, nei sintomi, con analisi di eziologia patologica» Ma, «dove la scienza si ferma» tocca
alla teologia «proseguire oltre, rilevando, proprio nella sintomatologia degli epifenomeni mistici, il
possibile rimando alla causa soprannaturale la quale, proprio perché tale, rimane sempre e
comunque una opzione del credente».
Questa è stata l’ultima, grande lezione che ci ha lasciato padre Bove, grande studioso, degno figlio
di san Francesco, umile e cordiale.
Caro padre Cristoforo, nel biglietto che mi inviasti poco prima di cominciare la tua ultima via crucis
scrivevi una frase: «Resteremo uniti nella preghiera». Non era un’esortazione. Forse era un
presagio. Certamente si è dimostrata una premonizione. Ora per me diventa un impegno. Per te, che
sei già nel regno dell’Amore, è una certezza.
(Pubblicato su Voce di Padre Pio di novembre 2010)

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