Stefano Campanella

Giornalista e scrittore

                               

Direttore Tele Radio Padre Pio 
e Padre Pio TV, San Giovanni Rotondo

I retroscena e la verità
sulla visita del Papa a San Giovanni Rotondo

di Stefano Campanella*

Non per spirito di polemica, ma per amore di verità, è opportuno precisare i reali «retroscena» della
visita pastorale di Papa Benedetto XVI a San Giovanni Rotondo.
Gli organizzatori dell’evento hanno concordato con i competenti responsabili vaticani di far
celebrare l’Eucaristia presieduta dal Santo Padre nel luogo liturgico più ampio esistente nella città.
Il sagrato della chiesa di San Pio da Pietrelcina è apparso il più adatto, anche se è stato necessario
non accettare più di 24.000 prenotazioni per garantire a ciascuno lo spazio minimo vitale per
partecipare con decoro alla Messa. A nessuno è venuto in mente di scegliere la pur ampia chiesa
progettata da Renzo Piano, perché i suoi 6.000 posti sarebbero stati insufficienti per un evento del
genere.
In questa chiesa, però, sebbene evidentemente sia sfuggito a qualcuno, il Pontefice ha pregato. Lo
ha fatto appena ha varcato la soglia, dirigendosi immediatamente dinanzi al tabernacolo, tuttaltro
che assente, collocato nell’apposita cappella realizzata per consentire una costante adorazione in un
clima di raccoglimento, che una chiesa grande non può garantire. Insomma anche nella chiesa San
Pio il Papa ha ripetuto esattamente lo stesso gesto compiuto nel Santuario di Santa Maria delle
Grazie: la preghiera in adorazione dinanzi al Santissimo Sacramento, dando in tal modo un esempio
a ogni cristiano. Poi, giunto sul presbiterio, prima di prendere posto alla “sede”, ha baciato la
mensa, quell’altare a cui taluni hanno attribuito interpretazioni suggerite non dall’artista che lo ha
realizzato, ma dalla propria fantasia. Quell’altare a cui, evidentemente, il Santo Padre ha dato il suo
vero valore: la mensa consacrata con il santo Crisma il primo luglio 2004 da mons. Domenico
Umberto D’Ambrosio e su cui, da allora, si celebra il banchetto sacrificale di Cristo.
Non è neppure «saltato il previsto incontro col Papa di Matteo Colella, il bambino (ora 16enne) il
cui miracolo ricevuto da Padre Pio valse l’aureola al frate del Gargano». Matteo Pio ha potuto
incontrare il Papa durante l’offertorio e ha avuto anche la possibilità di scambiare qualche parola
con lui. Neppure i saluti “ufficiali” con i componenti del Comitato organizzatore hanno permesso
un dialogo più lungo col Pontefice, i cui tempi, anche a causa dei ritardi, sono stati molto serrati.
Essendo, dunque, priva di fondamento la notizia del mancato incontro fra l’ormai ex bambino e
Benedetto XVI, appare quanto meno strano che «qualcuno» abbia potuto spiegare il non accaduto
parlando di «motivi di opportunità… avrebbe suscitato invidie cose del genere».
Quanto ho scritto è stato sotto gli occhi di tutti coloro che hanno seguito in diretta l’evento su Tele
Radio Padre Pio o sulle altre emittenti collegate ed è anche documentato dalle foto scattate dai
fotografi di Voce di Padre Pio o de L’Osservatore Romano.
Anche in relazione a Padre Pio e alla riforma liturgica introdotta dal Concilio Vaticano II si fa molta
confusione. Una confusione che, peraltro, si presta a facili strumentalizzazioni.
È vero che Padre Pio ottenne la dispensa per continuare ad utilizzare il messale pre-conciliare. Ma,
andando a leggere le fonti, scopriamo che i reali motivi sono diversi da quelli addotti da coloro che
vogliono “tirare” il santo Cappuccino dalla loro parte. L’istanza di tale dispensa fu inviata dal
guardiano del Convento, padre Carmelo da San Giovanni in Galdo, al card. Ottaviani il 17 febbraio
1965, spiegando che «Padre Pio ha 78 anni, ha la vista indebolita ed è sofferente per la vita di
lavoro che conduce per le altre sofferenze a tutti note». Per questo il Guardiano chiedeva «che la
Santa Messa da lui celebrata tutte le mattine ad orario inconsueto – 4,30 circa – e cioè due ore
prima delle messe ad orario solite a celebrarsi nel nostro Santuario, venga considerata come messa
privata e come tale esente dalle norme concernenti la messa con partecipazione di popolo; fermo
restando l’aggiornamento a l’uniformità per le altre cerimonie da osservarsi nelle messe private»
(Positio Super Virtutibus, vol. III/1, p. 753). La lettera di risposta positiva del card. Ottaviani porta
la data del 20 febbraio 1965 (Ivi, p. 754).
Non c’è traccia, nei documenti ufficiali, di alcuna frase di Padre Pio contro il Concilio o sulla sua
riforma liturgica. Anzi, dalla lettera sopra citata del Guardiano, si apprende che la dispensa
riguardava solo la lingua (a causa della «vista indebolita» che impediva a Padre Pio di leggere il
nuovo messale), ma Padre Pio osservò le altre norme liturgiche conciliari, come si può anche vedere
dalle immagini delle ultime Messe celebrate sulla mensa e non sull’Altare Maggiore, dando le
spalle al popolo. Inoltre nella lettera di Padre Pio a Paolo VI si legge: «L’Ordine dei cappuccini è
stato sempre in prima linea nell’amore, fedeltà, obbedienza e devozione alla sede apostolica; prego
il Signore che tale rimanga e continui nella sua tradizione di serietà e austerità religiosa, povertà
evangelica, osservanza fedele della regola e delle costituzioni, pur rinnovandosi nella vitalità e nello
spirito interiore, secondo le direttive del Concilio Vaticano II…» (Epistolario IV, p. 12 e 13).
Padre Pio nella sua vita è stato sempre molto chiaro e il suo parlare sincero, fino a diventare
occasionalmente burbero. La sua esistenza fu speculare a quella di Cristo «Via, Verità e Vita».
Certamente non avrebbe gradito che, utilizzando il suo nome, si costruisse l’ipotesi una inesistente
«regia occulta». Tanto più se questa ipotesi proiettasse ombre inquietanti sulla Chiesa, da lui
sempre considerata una «tenerissima madre». Tanto più basando le congetture su un’esposizione
alterata dei fatti.
* direttore di Tele Radio Padre Pio e responsabile dell’Ufficio Stampa per la Visita Pastorale di
Papa Benedetto XVI a San Giovanni Rotondo.

 Stampa  Email

DMC Firewall is developed by Dean Marshall Consultancy Ltd